Non cambierà. Al perfezionista bisogna lasciarlo fare. E deve piacere così.
Ogni tanto comunque bisogna anche sapersi imporre. Stasera si è cenato alla mia maniera: hot-dog rovente rigorosamente sul divano, davanti alla tv.
E Daniele non ha avuto niente da ridire.
Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano
Spesso dico a Daniele che è il ragazzo meno maschilista che conosca (meno, perché tutti gli uomini in fondo in fondo almeno un po’ lo sono, come tutte le donne in fondo in fondo sono femministe, solo che non sanno di esserlo). Non è il tipo di uomo che relega la donna in casa e si fa servire e riverire. Mi lascia gli spazi e il tempo di cui ho bisogno e mi aiuta nelle faccende domestiche (a dirla tutta, certe volte mi devo imporre per poter cucinare, ma questa è un’altra storia).
Il fatto è che in due si fa prima e che a lui in ogni caso conviene: prima si finiscono le faccende, prima si ha del tempo libero per stare insieme; più alleggerisce la moglie, meno lei si sentirà stanca e pressata; meno stanchezza significa più coccole e attenzioni.
La donna, dal canto suo, non dovrebbe richiedere la perfezione per quanto riguarda la gestione della casa, sia dal partner sia da sé stessa. Ricorderò sempre un consiglio piuttosto schietto che mi diede mio padre: è meglio tralasciare qualche faccenda piuttosto che arrivare stanca morta alla sera e lasciare tuo marito a bocca asciutta.
Il consiglio è servito: quando non mi sento una buona moglie perché ho trascurato qualche mestiere, le parole di mio padre fugano ogni senso di colpa!
Ho ricevuto molti consigli sugli uomini da parte di molte donne adulte, soprattutto nell’età in cui cominciavo a prendere le prime cotte ed ora, con molta cautela, comincio a darne io a chi ne è in cerca.
Alcuni mi sono stati utili, altri ho constatato corrispondere soltanto a dei falsi miti in materia di corteggiamento e seduzione.
Cominciamo da mia nonna. A quindici anni mi allertò: “I maschi pensano solo a quello..!”. E se da una parte insinuava che io già praticassi certe cose - e tentasse tra l’altro di farselo confidare, non sapendo che era completamente fuori strada - , dall’altra mi raccomandava di stare attenta. Qualche tempo dopo il mio matrimonio mi confidò che “temeva che l’aria mi avrebbe sciupata e invece no!” - il fatto è che si reputa una nonna moderna di larghe vedute ma sotto sotto è rimasta vecchio stampo.
Ricordo poi il consiglio di Sonia: se una cosa va, va. Se l’inizio di una relazione fila liscio allora significa che la cosa si può fare. E in effetti devo ammettere che aveva ragione: l’amore impossibile e travagliato, condito magari di qualche colpo di scena, è roba che si trova solo nei film.
Clorinda invece, la mamma di un ragazzo che mi piaceva, insisteva affinché io mi facessi desiderare. Ma se uno mi desidera, mi desidera punto e basta. Cambia qualcosa se mi faccio sentire di meno? Certo, è meglio farsi scoprire un po’ alla volta ma se due persone si piacciono a vicenda non vedono l’ora di conoscersi meglio.
E a proposito della scoperta, la mia professoressa di francese mi colpì molto quando una volta disse che la vera seduzione non stava nel mostrare ma nel nascondere, così da suscitare il desiderio.
La mia carissima amica Maria appoggiava la teoria del chiodo schiaccia chiodo: ma il chiodo non deve per forza essere schiacciato, può benissimo essere gettato, senza particolare sforzo peraltro.
Marisa, che si è sposata in seconde nozze a settantacinque anni con un uomo di dieci anni più di lei, mi ha suggerito di gratificare l’allora mio futuro marito con pranzetti e cenette ben preparati.
Manuela mi ha invece caldeggiato a usare la carta di credito di Daniele per gli acquisti.
Insomma, negli anni ho ricevuto molte dritte sul trattare con gli uomini. In questo gran calderone di pareri, qual è il consiglio che mi è rimasto più impresso? ”L’80% di quello che ti dice un uomo, filtralo”, mi disse l’amica e professoressa citata prima, riferendosi alla facilità con cui si illudono le ragazze.
Ma non voglio pensare che sia così. Delle molte cose che mi ha insegnato, preferisco tenere bene in mente quanto mi ha raccomandato l’ultima volta che ci siamo viste: sii furba e non stancare Daniele, uomini così ce ne sono pochi.
Lei che non è mai stata sposata mi ha dato una grande lezione sul matrimonio: non bastano la dolcezza e la passione, bisogna soprattutto essere intelligenti per non dare per scontato l’amore e la pazienza di chi mi sta accanto.
Perciò bando ai facili stereotipi: in amore, e con gli uomini, vince l’intelligenza!
Oggi mi aspetta una montagna di camicie da stirare. Ammetto che mi è sfiorata l’idea di calcolare quanto dovrebbe pagarmi Daniele per ogni camicia stirata e in totale: un sacco di soldi! Ma è anche vero che ieri Daniele mi ha fatto un lungo massaggio alla schiena e anche quello, fuori da queste mura, non costa poco. Dunque, siamo pari!
Questo stupido giochino mi ha fatto ricordare poco fa che in amore, come in amicizia, non è giusto quantificare quanto si dà. Occorre saper dare senza aspettarsi nulla in cambio, occorre non stabilire neppure se si va in pari, in vantaggio o in deficit.
Se ciò vale per le cose materiali nel matrimonio (parere assolutamente non condivisibile per alcuni; sarà che io sono nettamente in svantaggio nei confronti di Daniele…), tanto più e a maggior ragione vale per i sentimenti: sono dell’idea che non bisogna risparmiarsi in attenzioni, affetto e amore.
Qualora questi non siano ricambiati, non significa che siano andati persi: l’amore fa dei giri assurdi ma poi ritorna, da persone e sotto forme diverse.
E così mi accingo a stirare. Direi che dopo questa bella dose di auto convincimento, ho un’autonomia al ferro almeno di qualche ora!
Ieri con meticoloso impegno stavo stirando le calze a Daniele, quelle di filo di Scozia da mettere sotto i completi eleganti quando a un certo punto gli ho posto una domanda retorica: - hai visto quanto ci metto a stirare le calze?
Come a dire: questo neppure la tua super mamma lo farebbe; sì, sono brava; un’encomiabile lavoro. Il mio era perlopiù un convincersi che non stavo perdendo tempo in un’inutile lavoro. Dunque non mi aspettavo risposta, al massimo un bacio sulla guancia in segno di gratitudine che mi avrebbe permesso di continuare a stirare fiera di me stessa.
Ma Daniele è stato così gentile da rispondermi: - infatti amore io non le stirerei le calze! - esclama vivace.
Ripongo immediatamente il ferro sulla caldaietta: - ti rendi conto che sto stirando le calze da mezz’ora? E’ come se questa sera io, dopo che tu hai impiegato ben un’ora per cucinare, ti avessi detto che tanto non ce n’era bisogno e che potevi sbrigarti prima!!
Al che Daniele non ha perso tempo per dirmi che “scatto come una molla”: altro errore.
- Ti sei mai chiesto perché scatto come una molla??
- No e non conosco la risposta…
- Perché tu hai da ridire su TUTTO!!! Per te c’è sempre un modo migliore di fare le cose!!
A quel punto lo stiro era irrimediabilmente compromesso. Me ne sono andata a letto col broncio e ho compreso che non sarà certo lo stirare due calze che mi eguaglierà a mia suocera: lei in mezz’ora avrebbe fatto fuori tutti i panni…